L’obiettivo di chiudere entro la fine del 2026 i negoziati sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea appare sempre più difficile. Le profonde divisioni tra gli Stati membri sulle priorità di spesa, sulle dimensioni complessive del budget e sul futuro della politica di coesione stanno infatti complicando il percorso verso un accordo sul Quadro finanziario pluriennale (MFF) 2028-2034.
Le tensioni sarebbero emerse nuovamente durante la riunione informale dei ministri per gli Affari europei tenutasi lunedì a Cipro sotto presidenza cipriota del Consiglio UE. Nicosia continua a difendere il calendario concordato dai leader europei — che punta a un’intesa entro la fine del prossimo anno — ma diversi governi iniziano apertamente a mettere in dubbio la fattibilità della scadenza.
“La nostra priorità è avere un buon bilancio, non imporci scadenze artificiali per accelerare il processo”, ha dichiarato il ministro francese per gli Affari europei, Benjamin Haddad, lasciando intendere che un compromesso potrebbe slittare addirittura alla seconda metà del 2027.
Il tema è particolarmente sensibile perché il calendario negoziale era stato costruito proprio per evitare che le elezioni nazionali previste nel 2027, a partire dalle presidenziali francesi, paralizzassero il negoziato.
Anche il primo ministro croato Andrej Plenković aveva espresso dubbi nelle scorse settimane sulla possibilità che i Ventisette riescano a trovare un’intesa in tempi rapidi, parlando apertamente di posizioni “divergenti” tra i governi europei.
Le divisioni tra Paesi
Dietro lo stallo si nasconde una frattura politica sempre più netta tra due blocchi di Paesi. Da una parte ci sono i cosiddetti “frugali”, guidati da Germania, Paesi Bassi, Svezia e Austria, che chiedono un bilancio più contenuto e vogliono concentrare le risorse sulle nuove priorità strategiche dell’UE: competitività industriale, difesa, sicurezza energetica e migrazione.
Dall’altra parte si collocano Paesi come Francia, Italia, Polonia e Spagna, che insistono sulla necessità di preservare le grandi politiche tradizionali dell’Unione, in particolare la Politica agricola comune e i fondi di coesione.
La proposta della Commissione europea ha ulteriormente irrigidito il confronto. L’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen punta infatti a semplificare radicalmente l’architettura del bilancio, riducendo i programmi europei da 52 a 16 e accorpando diverse linee di finanziamento nei nuovi “National and Regional Partnership Plans” (NRPPs), ispirati in parte alla logica del Recovery Fund.
Il progetto prevede un bilancio da circa 2 trilioni di euro, con un forte spostamento delle risorse verso competitività, difesa, industria verde, intelligenza artificiale e sicurezza economica. La difesa, in particolare, sarebbe tra le principali vincitrici della nuova impostazione, con un aumento massiccio dei fondi per mobilità militare e industria bellica europea.
Ma il nuovo modello incontra forti resistenze sia tra gli Stati membri sia al Parlamento europeo. Molti governi del Sud e dell’Est temono infatti che l’accentramento dei fondi nei piani nazionali riduca il ruolo delle autorità regionali e locali nella gestione delle risorse europee.
Durante il confronto di lunedì, il viceministro polacco Ignacy Niemczycki ha criticato apertamente il rischio che la politica di coesione venga trasformata “in un nuovo strumento di gestione delle crisi”, snaturandone la funzione originaria di riduzione delle disparità territoriali.
Anche il Parlamento europeo prepara lo scontro con Commissione e Consiglio. Il 18 maggio gli eurodeputati dovrebbero formalizzare la richiesta di aumentare il prossimo MFF di circa 200 miliardi di euro rispetto alla proposta iniziale di Bruxelles, chiedendo che le nuove priorità strategiche non vengano finanziate tagliando agricoltura e coesione.
Gli eurodeputati contestano inoltre la scelta della Commissione di includere nel bilancio ordinario il rimborso del debito comune del NextGenerationEU, sostenendo che ciò rischierebbe di “soffocare” gli investimenti europei nei prossimi anni.
La presidenza cipriota punta ora a presentare una prima “negotiating box” all’inizio di giugno in vista del Consiglio europeo del 18-19 giugno. Ma a Bruxelles cresce la sensazione che il negoziato sul prossimo bilancio pluriennale possa trasformarsi in una lunga prova di forza politica tra Stati membri, Parlamento europeo e Commissione.

